L’anima de li morti nostri

Vi era un tempo in cui nel Regno di Aesernia si moriva come le mosche.

A decine. Ma che dico a decine: a centinaia. Ma che dico a centinaia: a migliaia si contavano le salme!!!!

Onde per cui incominciò a mancare finanche la terra nel camposanto, dopo che erano stati occupati tutti i loculi disponibili… Una “emergenza” impressionante a cui nessuno aveva immaginato di dover porre rimendio negli anni precedenti.

Ma quello era anche il tempo in cui nel Regno governava il feroce Sultano Salah al-Din, venuto dalla Magna Grecia, il quale decise di porre fine a quell’ orrore, a tanto sollecitato da un sant’ uomo come il Cardinale De Langue Collé.

Il Sultano inviò i banditori in tutte le contrade del Regno per annunciare la costruzione di decine di nuovi loculi cimiteriali. Ma che dico decine: centinaia di loculi! Ma che dico centinaia: migliaia di loculi!!!

Furono dunque ripescati, nel seminterrato del Palazzo di corte, i progetti presentati e dimenticati da alcuni anni: furono analizzati in fretta e furia e in un batter d’occhio il sultano Salah al-Din, sempre sollecitato dal Cardinale De Langue Collé, assegnò la realizzazione dell’opera ad un artigiano locale molto noto nel contado.

Ma con somma sorpresa di tutti i vassalli, valvassori, valvassini e servi della gleba, immediatamente dopo l’assegnazione del sospirato appalto, udite udite, nel Regno di Aesernia non ci furono più morti!!!

L’emergenza rientrò in maniera “fulminante”: giovani, maturi e gente ormai anziana, rifiutava di morire per evitare il generarsi di altre “prorompenti urgenze” tanto care alla corte di Palazzo…

Da quel tempo in poi, al vecchio camposanto si innalzarono soltanto preghiere rivolte all’anima de li morti nostri, in attesa di rivolgerne altrettante a quelle de li mortacci loro!

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